In questo 25 novembre, giornata contro la violenza sulla donna, io dico che siamo tutti responsabili di ogni donna uccisa (non solo fisicamente) per mano di un uomo. 
Ogni genitore è responsabile dell’adulto che diventerà suo figlio/a.

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Ogni volta che deridiamo un bambino, ogni volta che utilizziamo del sarcasmo con lui/lei, ogni volta che diciamo “tanto non capisce”. 
Ogni volta che lo scuotiamo, lo strattoniamo, lo obblighiamo a mangiare tutto, a dormire per forza. A fare il “bravo”.
Ogni volta che non lo ascoltiamo, che quel “dopo” diventa mai. 
Ogni volta che urliamo contro di lui/lei, ogni volta che lo umiliamo con frasi storiche e frequenti: “sei sempre il solito, non capisci niente”.
Ogni volta che chiediamo di fare qualcosa senza tener conto della sua età, del suo stadio di sviluppo.
Ogni volta che diciamo che sarà bravo se non piange, se non ha paura.
Ogni volta che deridiamo, banalizziamo, non consideriamo le sue emozioni.
Ogni volta che pretendiamo che capisca questioni puramente adulte,
ogni volta che facciamo i confronti con altri bambini,
ogni volta che non gli chiediamo scusa pur sapendo di aver sbagliato.
Ogni volta che urliamo: “arrangiati”, una parola bruttissima perché significa “Ti voglio lasciare solo, tu sei solo e a me non interessa quello che provi”
Ogni volta che diamo una sberla, perché tanto non è mai morto nessuno, “ai miei tempi si usava e son venuto su lo stesso”

Ognuna di queste volte e tante altre volte noi FACCIAMO VIOLENZA.

Insegniamo la violenza, comunichiamo con violenza, contribuiamo alla crescita di nostro figlio con violenza.
Smettiamola di illuderci: “E’ la televisione. I film e i cartoni animati sono violenti.
E’ questo mondo, la società, il consumismo. Hanno tutto e non apprezzano niente…”


Il problema sono gli adulti. 
I bambini diventeranno adolescenti e gli adolescenti adulti. 
E se qualcuno di questi farà del male ad una donna o se una donna accetterà di stare con un uomo che la tratta così male, non diciamo cavolate.
Il primo problema siamo noi